BY THE FUR GURU

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CORONAVIRUS

Una sfida senza precedenti per la moda

Il Covid-19, noto come Coronavirus, è stato definito dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come un ceppo di influenza nuovo per l’uomo.

Le influenze sono zoonosi, cioè malattie trasmesse dagli animali agli uomini e poi dagli uomini agli uomini: da quando il primo caso positivo è stato segnalato in Cina ci sono state in tutto il mondo ripercussioni bibliche.

Le persone infette raggiungono le centinaia di migliaia; i casi negli Stati Uniti, in Europa, in Asia e in Indonesia salgono alle stelle ma la malattia mortale che ha ucciso più di 10.000 persone non mostra segni di rallentamento. L'unica cosa che rallenta in tutto il mondo è l’economia, perché sempre più persone sono costrette a stare in isolamento e a non frequentare locali o situazioni pubbliche nel tentativo di evitare il contagio. Ma nessun essere umano né nessuna attività economica è immune al Coronavirus; non lo è ovviamente nemmeno l’industria della moda, che sta registrando perdite per miliardi di dollari mentre il virus continua a espandersi in tutto il mondo.

I tassi di interesse sono ai minimi storici e tutti i governi stanno sostenendo l’economia con prestiti di centinaia di miliardi, ma ogni settore è stato colpito, dalla finanza, ai viaggi alla moda. Le sfilate autunno/inverno 2020 pianificate nelle capitali della moda di tutto il mondo a febbraio e marzo sono state a volte cancellate e a volte si sono tenute senza il pubblico; le fiere hanno dovuto gestire la paura di espositori e buyer e i brand stanno assistendo al più grande crollo delle vendite che sia mai stato sperimentato. Cartier ha annullato la presentazione degli accessori prevista per il 3 marzo 2020, dichiarando che: "Alla luce delle preoccupazioni associate in questo momento ai viaggi internazionali abbiamo a cuore la sicurezza e il benessere dei nostri clienti e del nostro team." Il Brand di proprietà di Richemont ha aggiunto che prevede di presentare gli accessori più avanti nell’anno.

Gli effetti non sono solo avvertiti dai grandi brand della moda e del lusso; anche la nuovissima catena di negozi Laura Ashley è entrata in liquidazione nel Regno Unito a causa del virus. A differenza delle incertezze economiche che possono essere previste e gestite, la pandemia è una minaccia che non dà preavviso. Allora ci si chiede: in che modo l'industria della moda sta affrontando il Coronavirus e cosa può fare per superare queste gravi sfide? La settimana del 9 marzo 2020 è iniziata con 16 milioni di persone in quarantena nel Nord Italia, ha registrato decessi in Iran, negli Stati Uniti e in Europa e ha visto il Primo Ministro britannico presiedere un incontro del Cobra, il servizio segreto del Regno Unito. Settimane dopo (20 marzo 2020) ai residenti in California viene ordinato di rimanere a casa, le scuole in Francia e Germania chiudono e i Paesi di tutto il mondo, tra cui l'Australia e il Sudafrica, bloccano i confini, permettendo l'ingresso solo ai loro cittadini. Il virus però non mostra segni di rallentamento o di eradicazione anche se il mondo man mano non si muove più.

ll fatto che le persone viaggino è un fattore che impatta sulla rapida diffusione del virus; il New York Post ha riferito che l'ereditiera vietnamita Nga Nguyen, che ha partecipato alle sfilate di moda più prestigiose durante le Fashiom Week - tra cui Gucci a Milano e Yves Saint Laurent a Parigi - aveva il Coronavirus. Da socialite del jet-set era spesso spalla a spalla con l'élite della moda; Nguyen ha documentato sui suoi social network tutti i suoi viaggi. I post sono poi stati eliminati, ma il suo caso evidenzia come, insieme ai giornalisti e ai buyer che hanno partecipato a sfilate ed eventi affollatissimi a New York, Londra, Milano e Parigi, la moda e i suoi attori hanno contribuito a diffondere il virus. Adesso l’ereditiera è in isolamento, come richiesto dal governo per rallentare la diffusione del virus. Ma non sono solo le settimane della moda – un delirio che ha favorito l’incubazione del virus - a essere internazionali. Le catene di approvvigionamento oggi, per quasi tutti i settori, dipendono da un commercio che non ha frontiere. Questo è il vero problema per l’industria della moda. Secondo Quartz (il media digitale dedicato all’economia) "Covid-19 ha costretto le fabbriche cinesi a chiudere, causando la rovina dell’intera filiera della moda nel Paese".

L'analisi di Quartz sugli effetti di Covid-19 sull'industria della moda evidenzia che le catene del fast fashion, come H&M e Zara, che fanno molto affidamento sulle filiere di approvvigionamento cinesi per soddisfare la domanda dei consumatori, subiranno presto il contraccolpo della chiusura delle fabbriche filiere si frammentano, le aziende segnalano perdite e devono licenziare, in forma definitiva o temporanea, il loro personale. E’ l’impatto economico della prima ondata. British Airways e Norwegian Airlines hanno licenziato temporaneamente la metà del personale, dato che i loro fatturati stavano precipitando.

La seconda ondata che colpirà l'economia arriverà dopo che Covid-19 sarà passato, quando si farà sentire davvero l'impatto causato dalle strade rimaste deserte per mesi. L'amministratore delegato di Next ha detto che le catene inglesi di vendita al dettaglio "... stanno affrontando una crisi senza precedenti", mentre Burberry ha registrato un crollo delle vendite tra il 40-50%. I department store in tutto il mondo - tra cui Neiman Marcus, Macy's e Selfridges - hanno chiuso i battenti, i CFDA Awards e il rinomato Met Gala sono stati posticipati a tempo indeterminato e sempre più celebrità, tra cui Tom Hanks e Idris Elba, dichiarano di essere risultati positivi al Covid-19.

Zara chiude 3785 negozi in tutto il mondo, le mascherine per il viso diventano il trend più significativo del periodo #iorestoacasa e tanti brand di lusso "made in Italy" bloccano la produzione: l'impatto del coronavirus sull'industria della moda è senza precedenti e continua a crescere. The Telegraph prevede che i negozi al dettaglio di moda finiranno presto le scorte a magazzino, evidenziando quanto sia stata dannosa la diffusione di questa malattia mortale. Per dare un aiuto a questa crisi sanitaria globale Armani ha donato 1,25 milioni di euro a ospedali e istituzioni in Italia; Versace ha donato circa centocinquantamila dollari alla Fondazione della Croce Rossa cinese. La ricerca di una cura continua, ma la vera entità del danno si saprà solo tra mesi, se non anni. Solo allora potremo sapere se Covid-19 ha portato le industrie della moda, dei viaggi, finanziarie e alimentari al punto di rottura. Per ora, state al sicuro, lavatevi le mani, autoisolatevi, indossate di nuovo le pellicce della stagione scorsa e evitate inutili contatti con altre persone.

20 marzo, 2020